Nessuno di noi ha visto una pubblicità di Veleno.

È stato un passaparola, chi lo ascoltava ne parlava Sto ascoltando un podcast che non mi fa dormire, Veleno. Anche perché dopo aver ascoltato il primo episodio o lo lasciavi perché non eri in grado di reggere la storia oppure non riuscivi a pensare ad altro, finché non arrivavi in fondo. Se infondo si può arrivare.

Veleno è un libro appena pubblicato da Einaudi (P. Trincia, Veleno. Una storia vera. Einaudi, 2019). Ma prima di questo è stato un podcast in 8 puntate prodotto da Repubblica che è uscito nell’ottobre del 2017 (lo trovate qui). Viene raccontato il caso di cronaca italiana dei diavoli della bassa modenese, una “setta” che tra il 1997 e il 1998 a Mirandola e Massa Finalese avrebbe organizzato riti satanici nei quali sarebbero stati molestati e assassinati bambini. Un caso in cui gli adulti sono stati incastrati solo dai racconti dei bambini, che hanno cominciato a parlare seguendo Dario, il bambino zero del contagio. Niente prove, solo interrogatori a piccoli anche di 3 anni.

Il condizionale è il motore narrativo della storia, è quello che ha tenuto sveglio Pablo Trincia prima e poi Alessia Rafanelli, la giovane giornalista che l’ha aiutato nelle indagini. Quel condizionale ha fatto cominciare le ricerche che hanno condotto allo svelamento di una situazione che non ha aggettivi: bambini allontanati dalle loro famiglie, genitori che non hanno più rivisto i loro figli, madri che si sono suicidate e persone morte per il dolore. Immaginate viverla, e nessun aggettivo basterà.

Questo caso di cronaca ha trovato Pablo Trincia una sera in cui anche lui aveva smarrito la sua strada da giornalista mentre era in Liberia per raccontare dell’epidemia dell’ebola. Durante il giorno aveva assistito ad una scena straziante che fa ripensare ad una scena dei Promessi Sposi che rimane – il trasporto del cadavere di un bambino e il pianto della madre (l’episodio è la madre di Cecilia, al capitolo XXXIV dei Promessi). E lui era rimasto indifferente guardandolo. Racconta:

 Avevo 37 anni e improvvisamente mi sentivo molto lontano dal ragazzo che una decina d’anni prima aveva intrapreso il mestiere di giornalista credendo di avere davvero a cuore le vite degli altri. Mi sono chiesto chi e cosa fossi diventato. […] Dovevo ricominciare da qualche parte. Innamorarmi di una storia che ridesse un senso alle cose. Poi una sera ero con Luca, un amico regista radiofonico, che mi ha chiamato al computer: – Vieni un attimo, guarda questo articolo.

Era il 2014 e da lì è nata l’inchiesta che è diventata Veleno – prima il podcast e poi il libro. Che ha portato alla riapertura dell’inchiesta giudiziaria.

Se non avete ascoltato il podcast, fatelo. Vi farà stare male ascoltare le voci dei protagonisti – soprattutto dei bambini, le registrazioni processuali, la musica dell’intro, i passi sulle strade della bassa modenese. Ma poi la voce di Pablo Trincia vi aiuterà a capire, a contestualizzare la tragedia, ad aprire orizzonti sulla psicologia umana, sull’incapacità di affrontare certe situazioni, sulla follia.

Anche noi di Podcastory non abbiamo dormito, mentre lo ascoltavamo. E poi abbiamo incontrato Pablo ad una presentazione del libro, e gli abbiamo parlato. E poi la chiacchiera è diventata un’intervista (che leggerete a breve), che è stata un’immersione nel mondo del racconto, delle voci e dei podcast.

E ci ha ricordato la potenza di questo mezzo capace di gettare chi ascolta nelle storie e far vivere le esperienze sulla propria pelle, nel bene e nel male.